le origini e la storia del karate

KARATE-DO

Il termine Karate-do si compone delle parole Karate e Do. Do si compone dell'ideogramma del piede che simbolizza l'andare, il camminare, il mettersi in marcia, è l'immagine semplificata di una testa con capelli, un capo, un condottiero, il senso è quello di orientarsi verso qualcosa o qualcuno. L'ideogramma completo si compone di un cammino, una via tracciata dal capo del clan e quindi per estensione il principio a cui occorre attenersi, la regola, la dottrina e per astrazione la VIA. Il Karate-do secondo il maesto Gichin Funakoshi è la corretta interpretazione del Karate ed il suo giusto impiego; è il cammino per raggiungere il Satori o illuminazione (comprensione del significato oggettivo della vita) attraverso la pratica della difesa a mano nuda. La via del Karate è un percorso per il perfezionamento e l'automiglioramento della tecnica, poiché in tal modo si migliora anche se stessi. Il Karate-do mira internamente ad allenare la mente e a sviluppare una coscienza chiara cosicché si possa affrontare sinceramente ed autenticamente il mondo. La mente e la tecnica devono divenire un'unica cosa nel Karate-do, il Do, la via, è molto più della tecnica, piu dell'arte: una via, un lento e misterioso cammino dell'essere verso la propria perfezione, il proprio compimento. Si deve superare lo sport, il fatto fisico e l'arte altrimenti si resta nel contingente, nell'incompiuto, nel superficiale.Il Karate praticato solo come sport ha come obiettivo la vittoria nella gara mentre il Karate-do quello di vittoria nella vita. Il karate è un'arte marziale che trae origine dall'unione di due arti marziali: il Te giapponese e il Kenpo cinese e prevede la difesa a mani nude, senza l'ausilio di armi. Sebbene sia nato come arte marziale che insegna il combattimento (ma senza perdere di vista l'impegno costante di ricerca del proprio equilibrio), con il tempo il karate si è tramutato, per l'uomo, in un insegnamento a combattere per non dover combattere, a diventare forti modellando il carattere, guadagnando in consapevolezza, acquisendo il gusto della vita, la capacità di sorridere e quella di lavorare con determinazione e nel rispetto degli altri. Solo quando questo insegnamento verrà compreso appieno - sostengono i suoi estimatori - l'uomo saprà di essere libero.

KARATE-DO KYOHAN
Nel 1935, G. Funakoshi scrive la sua opera più importante, intitolata Karate-do kyohan (Testo di insegnamento del karate-do). E' senza dubbio il periodo più felice della sua vita. Già diverse università di Tokyo hanno aderito al suo insegnamento, il numero di allievi aumenta, ogni giorno egli va a insegnare in un'università diversa. La sua situazione materiale migliora. Il primo dojo di karate è costruito nel 1938 dai suoi allievi, che si sono tassati per molti anni a questo scopo e si appoggiano alla rete degli ex-allievi delle loro università. G. Funakoshi chiama questo dojo "Shotokan" (La casa nel fruscio della pineta).

G. Funakoshi scrive" I venti precetti della via del karate" quando il Giappone e già in guerra con la Cina dal 1937 eccoli qui elencati:

Non bisogna dimenticare che il karate comincia con il saluto, e termina con il saluto.
Nel karate, non si prende 1'iniziativa dell'attacco.
Il karate è un complemento della giustizia.
Conosci dapprima te stesso, poi conosci gli altri.
Nell'arte, lo spirito importa più della tecnica.
L'importante è mantenere il proprio spirito aperto verso l'esterno.
La disgrazia proviene dalla pigrizia.
Non pensare che si pratichi karate solamente nel dojo.
L'allenamento nel karate si prosegue lungo tutta la vita.
Vedi tutti i fenomeni attraverso il karate e troverai la sottigliezza.
Il karate è come 1'acqua calda, si raffredda quando si smette di scaldarla.
Non pensare a vincere, ma pensa a non perdere.
Cambia secondo il tuo avversario.
L'essenziale in combattimento è giocare sul falso e sul vero.
Considera gli arti dell'avversario come altrettante spade.
Quando un uomo varca la porta di una casa, si può trovare di fronte a un milione di nemici.
Mettiti in guardia come un principiante, in seguito potrai stare in modo naturale.
Bisogna eseguire correttamente i kata, essi sono differenti dal combattimento.
Non dimenticare la variazione della forza, la scioltezza del corpo e il ritmo nelle tecniche.
Pensa ed elabora sempre.

Scrive Funakoshi: "In quell'epoca, vivevo ogni giorno con l'impressione di vedere un chiarore che si ingrandiva poco a poco nella notte tenebrosa... non era più, quindi, una lotta senza avversario..., il mio petto si gonfiava spesso di gioia".

 

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